"Cosa sono?"                                                             RITORNA ALLA HOME PAGE

(E' una domanda che parte ovvia e leggera se riferita al mucchio di cartoncini stropicciati, ma che può rimbalzare inquietante, a sorpresa, nella sfera personale dell'esistenza: forse le risposte non hanno grande distanza)

"LORO" sono rigorosi oggetti seriali vuoti di contenuto che, proprio quando le nostre mani iniziano a decretarne la forma finale di rifiuto, lanciano un imprevisto richiamo percettivo all'uso creativo della nostra immaginazione. Diventano cioè palestra di libere associazioni di riconoscimento formale come certe nuvole bizzarre e mutevoli del cielo. Qui la provocazione non deriva solo da ciò che di antropomorfo si percepisce facilmente nei pochi tratti dell'oggetto, ma anche e soprattutto dalla variazione di aspetto (variazione vistosa-immediata-curiosa) prodotta dalla nostra manipolazione semplice o casuale.


 


 


 

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A questo punto, senza saperlo, il gioco è già iniziato e non sarà facile interromperne la sequenza di svolgimento perchè l'evoluzione avvince per modalità inattese ed esiti accattivanti.

Il Tetrayou (che del tetraedro è solo citazione platonica per valore resistente delle piegature) si rivela, nel gioco di alternanza ciclica di creazioni concrete ed immaginarie, quale elemento dialogico sorprendentemente interattivo: se è cedevolmente passivo e prevedibile nel realizzare forme attese, può opporsi ad un tentativo di modellazione con insospettabile forza e proporre od imporre alternative o conclusioni che ci sorprendono. Può sembrare paradossalmente "VIVO" non perchè (come recita il luogo comune) costituito da materiale duttile che registra ogni segno del "vivente" che lo elabora, bensì "vivo" perchè elabora le nostre sollecitazioni secondo leggi proprie dovute alla sue caratteristiche strutturali macro e microscopiche (di cui non siamo sempre consapevoli) secondo modalità che sembrano autonome.

TETRA può inventare per noi linee curve e raccordi dolcissimi o scattanti e bruschi; modulare superfici coniche o cilindriche solo latenti (potenziali) nei piani cartesiani della struttura di origine; proporre (a volte perfino rumorosamente) alternative di scelta tra concavità e convessità di torsione, simmetrie od assimetrie, segmenti o sinuosità, svolte taglienti od a curvatura variabile. Inoltre, a questa caratteristica di gioco interattivo, si sovrappone la "difficoltà di replica" che può nuovamente sorprendere allorchè, nel tentativo di produrre una copia, si crede di poterla ottenere riproducendo le stesse modellazioni dell'originale senza badare all'ordine temporale di esecuzione. La conclusione, a volte assai dissimile, evidenzia un ulteriore campo combinatorio definito dall'ordine di sequenza degli interventi. La forma 1+2+3+4 può essere diversa dalla forma 4+1+2+3. Tutto ciò, e probabilmente anche di più, è già riscontrabile operando all'interno della "regola" topologica del non aprire - tagliare - aggiungere nulla alla forma nuda di partenza, ma il campo operativo dell'esperienza può espandersi a piacere se si annulla questa limitazione introdotta liberamente solo come disciplinare di sfida.

Come a volte, ingenuamente, si desidera fotografare le nuvole ormai in dissolvimento pur di ottenere testimonianza o ricordo di uno scambio curioso che è stato, così, e con più motivazioni, si può rincorrere con il disegno il bisogno di chiarire e di rendere sinteticamente più esplicito il valore dei passaggi, delle scelte, del risultato del gioco compiuto. Valori di linea - creazioni allusive d'ombra - suggestioni di masse o di piegature o di fori che sono state riconosciute o create per libere associazioni coscienti o per oscure trame della memoria tra paure, desideri, giudizi, sentimenti, gioie, bisogni ecc., hanno estratto il singolo pezzo vuoto dalla sua generica ripetibilità per consegnarlo ad una riconoscibilità immediata, resa individuale proprio dall'uso della nostra individualità.

Forse, ancora, il disegno può evidenziare senza spiegarlo perchè ci sia naturale cogliere prioritariamente, in una forma sconosciuta, bocca-occhi od un improbabile naso, punte-spigoli-buchi od angoli bui (forse indicatori di pericolosità), oppure morbidezze-chiarezze geometriche-luccichii culturali-archetipi o stereotipi (indicatori di bene?).

Forse, il disegno, è solo, ancora, un ulteriore gioco di rassicurazione a scandire/trovare individualità in quella tassonomia dell'uguale che è l'esistenza.

 

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